Il mio Sony Vaio (foto di Bernardo Pérez)

Tradurre è tradire?

30 settembre 2021 – Giornata Mondiale della traduzione

La mia prima traduzione dallo spagnolo è stata una lettera manoscritta. Doveva essere una specie di test, per verificare se fossi effettivamente capace di tradurre, ma sembrava uno scherzo, perché il vero test è stato la comprensione della grafia dell’autore, che per fortuna della sottoscritta, era molto chiara, anche se in una lingua che ancora non padroneggiavo.

Il mio Sony Vaio (foto di Bernardo Pérez)
Il mio Sony Vaio (foto di Bernardo P.)

Comunque, quel test l’ho passato! Negli anni sono arrivate richieste più o meno frequenti e più o meno consistenti di tradurre articoli, libri, manuali, documenti quasi sempre destinati al web o comunque alla pubblicazione.

Tradurre è stato a tratti pesante, soprattutto per la scarsità di tempo a disposizione, ma ogni traduzione è come un viaggio alla scoperta di una terra nuova: è come se la avvistassi in lontananza e poi, man mano che ti addentri nel testo e ne comprendi il significato, ne vedessi i confini sempre più netti.

Ho imparato e imparo ancora adesso parole nuove, espressioni idiomatiche e mi rendo conto sempre più di come il modo di parlare, di esprimersi possa a volte diventare un ostacolo, anche perché un conto è imparare le parole di un’altra lingua, un altro è riuscire a immedesimarsi in pieno nelle espressioni emotive che accompagnano quelle parole.

Oggi, 30 settembre, San Girolamo, festeggiamo la Giornata Mondiale della Traduzione e questa festa la dedico a Simona, cui forse non ho ancora avuto l’opportunità di spiegare quanto mi abbiano fatto bene le sue parole, in merito al mio lavoro di traduttrice. Una sera di molti anni fa, in un giorno in cui ero molto stanca e la sensazione di fallimento si faceva avanti a passi veloci, Simona mi ha detto: “Se non ci fossi tu, io non potrei leggere quei testi, ti ringrazio”. E io l’ho ringraziata poi, dentro di me, molte volte, negli anni successivi.

Tradurre, dunque, è tradire? Direi che è un rischio che si corre, sempre, ed è la consapevolezza che ci ancora al testo, al suo significato più profondo, al linguaggio, al contesto. Ricordo un autore, per cui traducevo un testo ogni settimana che mi diceva “lei migliora quel che io scrivo!”. Ed era bellissimo sentirselo dire.

Per finire in bellezza, un bell’elenco puntato:

La Giornata Mondiale della Traduzione su Rai Cultura

“Nota del traduttore”, la miniserie youtube di Mondadori

“Il corpo del traduttore” di Daniele Petruccioli

La foto che ho scelto è di Bernardo P. e l’ho già usata, lo so e non stavo nemmeno traducendo, perché l’oratore parlava in perfetto italiano. Ma mi piace.

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